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Da Nang International Marathon 2025 – La mia prima maratona

Non avrei mai pensato di correre una maratona proprio in questo periodo, era un sogno nel cassetto da tanti anni ma, tra mancanza di tempo e un grave infortunio alla caviglia, avevo appeso le scarpe da corsa al chiodo dal 2019.

Ho lasciato il mio lavoro d’ufficio diversi mesi fa. In questi mesi ho viaggiato in lungo e in largo tra Europa e Sud-est Asiatico. Non mi sono mai fermato per più di quattro giorni nello stesso posto. L’ultimo paese che ho visitato è stato il Laos. Quest’ultimo viaggio è stato stancante e, purtroppo anche a causa della sua nota pericolosità per i postumi della Guerra Segreta, l’ho vissuto da vero turista medio, non da viaggiatore. Era ora di una pausa e, magari, di un po’ di mare.

Gli stati più vicini che stavo considerando per questa pausa erano Thailandia, Vietnam e Cambogia. Così dopo aver cercato un po’ di informazioni la scelta è stata abbastanza semplice. Mentre sceglievo mi trovavo a Vientiane, la capitale del Laos. Geograficamente, il mare del Vietnam era il più vicino, così ho acquistato per 30€ un biglietto per un viaggio di 24 ore su un autobus notturno (night bus) da Vientiane a Da Nang. A detta di ChatGPT, intorno a Da Nang ci sono alcune delle migliori spiagge del Vietnam. Quando arrivo a Da Nang, dopo settimane di polvere, giungla e animali selvatici, trovo una città che mi fa immediatamente sentire a mio agio. Cerco l’ostello più economico e inizio ad esplorarla.

La prima sera, mi dirigo verso il lungo mare di Da Nang e inizio a passeggiare. In lontananza vedo luci, musica e un grande movimento intorno a degli stand illuminati a giorno. Curioso come sono, mi avvicino e scopro che si tratta della Maratona Internazionale di Da Nang.

Subito mi sono detto: “Non sono allenato, ma quest’anno ho trascorso due mesi pedalando per l’Europa con 50 kg di bagagli e sei mesi viaggiando per il mondo con uno zaino da 15 kg sulle spalle. Durante gli spostamenti, mi sono concesso anche qualche escursione in montagna, come il trekking al campo base dell’Annapurna in Nepal. Forse una mezza maratona riesco a reggerla!”.

Così mi sono avvicinato al punto informazioni con l’idea di provare a correre la mezza maratona. La ragazza addetta alle informazioni mi sorride e mi dice: “21km sold-out, we only have 5km or 42km”. La ringrazio con un sorriso malinconico e le dico che ci avrei pensato.

42 chilometri mi sembravano una follia…

Per mettermi un po’ alla prova, la mattina dopo mi sveglio e faccio una corsa di 5 chilometri cercando di tenere un passo di 5:30. Che cosa volevo provare? Per restare leggero, quando viaggio mi porto solo le scarpe che indosso e un paio di infradito. Questa prova era proprio per vedere se le scarpe mi avrebbero dato problemi durante la corsa. Sono tre anni che mi accompagnano in ogni avventura fuori porta, le suole sono consumate, le imbottiture interne sono sfondate ma, nonostante tutto questo, hanno superato la prova.

Chiudo la mia corsa mattutina bene, senza sforzarmi e senza particolari dolori. Tornando in ostello, scambio due messaggi con un esperto maratoneta e con diversi amici. Il loro supporto mi ha dato la giusta spinta motivazionale per iscrivermi alla competizione. Nel peggior dei casi mi sarei potuto ritirare…

La sera del 22 marzo 2025 alle 19:00 mi reco presso stesso stand dicendo: “Vorrei iscrivermi alla maratona”. Dentro di me speravo che i pettorali fossero finiti… ma la ragazza del punto informativo mi dice: “You are very lucky! This is the last one!”. Doh!!! Era li che mi aspettava… Le esprimo il mio pensiero, compilo i vari moduli e concludo l’iscrizione.

Mentre la ragazza mi sporge il pettorale e inizia a mettere insieme il pacco gara, un ragazzo dell’organizzazione si avvicina per guardare il mio pettorale: “Ah, corri i 42 chilometri? Non ci era mai capitato di vendere un’iscrizione alla maratona la sera prima della corsa, in genere le persone si iscrivono mesi prima”. Non sapevo cosa rispondere così ho semplicemente detto: “Anche io non pensavo che mi sarei iscritto! Adesso devo attrezzarmi per la corsa. Mi servono dei pantaloncini e dei gel energetici”.

“A che ora è la partenza?” increduli per la mia totale sprovvedutezza mi guardano e rispondono: “Alle 3:00 a.m.!”. Li ringrazio, compro il pantaloncino più economico che trovo in uno stand li vicino, tre gel energetici e punto dritto al mio ostello. Alle 21:00 ero a letto con la sveglia a mezzanotte e mezza. Tre ore e mezza di sonno mi sarebbero bastate?


La sveglia

Come un orologio svizzero 00:30 a.m. mi sveglio, cerco di capire se sono vivo o se le immagini della mia iscrizione alla maratona fossero solo un sogno spaventoso… nulla… la sveglia stava suonando e il pettorale era li che mi guardava già attaccato alla mia canottiera da corsa.

Senza uscire dal letto apro una lattina di caffè freddo, mangio una brioche e mi scolo una bottiglietta da mezzo litro d’acqua. Puntatina in bagno e all’una di notte inizio a camminare dal mio ostello fino alla partenza della gara, una passeggiata di 3 chilometri.

Lungo il tragitto ho incontrato altri due maratoneti molto più preparati di me. Passeggiare con loro è stato molto utile. Entrambi mi hanno spiegato che la vera maratona sarebbe iniziata al chilometro 30 e che avrei dovuto tenere fin dall’inizio un passo molto rilassato (6:00 o 6:30) per riuscire a chiuderla.

Purtroppo, ho sottovalutato questo consiglio.

Leggendo su internet ho poi scoperto che esiste proprio il termine “Il muro della maratona” che definisce questo punto in cui inizia la vera prova per il fisico di un maratoneta.


Un po’ di storia

Giunto alla partenza, scambio altre chiacchiere con le persone intorno a me. Per puro caso mi trovo a chiacchierare con l’organizzatore dell’evento che mi racconta con orgoglio che è la 12° edizione. Questa maratona è stata la prima in Vietnam a ricevere, nel 2014, la certificazione dall’Associazione Internazionale delle Maratone (AIMS) e dalla Federazione Mondiale di Atletica Leggera (IAAF). Grazie a queste certificazioni, i risultati ottenuti dai partecipanti sono validi per l’iscrizione a maratone prestigiose come quelle di Boston, Londra, New York, Berlino, Chicago e Tokyo.​


Riscaldamento

Tutti gli atleti intorno a me iniziavano a fare stretching, Jumping Jacks e High Knees. Così tiro fuori tutte le conoscenze accumulate grazie al mio vecchio piano di allenamento Freeletics e abbozzo un riscaldamento pure io. Nel frattempo, anche l’organizzazione invita tutti vicino al palco per fare un riscaldamento strutturato tutti insieme.

Finito il riscaldamento i primi pensieri di tornare in ostello a farmi una doccia e infilarmi nel letto hanno attraversato la mia mente. Ma nulla, ero in ballo, apriamo le danze!


Si parte!

Ore 2:40 a.m., tutti in griglia di partenza per le foto di rito e alle 3:00 a.m. in punto la maratona inizia! Il Clima era ideale, sono caldo le gambe girano bene e tengo un passo di 5:30 per i primi 5 chilometri. La maratona era molto ben organizzata con punti acqua, sali e ristori ogni 2 chilometri.

Ogni due punti di ristoro ne approfittavo per camminare per una trentina di metri e riprendere il mio passo. Questo è stato un altro grande suggerimento strategico dal mio nuovo amico Eric di Singapore, uno dei due atleti che mi hanno accompagnato durante il riscaldamento.

Memore del mio viaggio in bicicletta, ero molto attento a prevenire cali di energie. Anche se non ho mai sentito lo stimolo della fame durante tutto il percorso, a ogni ristoro prendevo un pezzo di banana e ne mangiavo un morso alla volta mentre continuavo a correre.


La mezza maratona

I 21 chilometri erano il mio obiettivo, poi avrei potuto anche ritirarmi. I chilometri scorrono, continuo a camminare quando incontro i ristori e faccio qualche pausa pipì. Nonostante questo arrivo al chilometro 25 in 2:24:48. Stavo mantenendo, senza sforzarmi, un passo di 5:47. A mio parere era ottimo considerando la mia preparazione.

Ogni tanto i Pace Maker, i runner dell’organizzazione che battevano il tempo a chi avrebbe chiuso la maratona in 4 ore, mi passavano durante i ristori e io li ripassavo subito dopo. Erano attorniati da un denso gruppo di atleti che tenevano il loro ritmo, spesso per superarli dovevo saltare dentro e fuori dalla strada, oppure dovevo spostarmi su marciapiedi. Queste sollecitazioni sulle mie gambe non sono state una grande strategia e probabilmente sono state una delle concause del sovraccarico delle mie articolazioni a fine gara.

Non ero stanco, le gambe giravano bene e il respiro era regolare, non affannato. Mentre correvo mi sono anche fatto una chiacchierata di dieci minuti con Nicoletta, una ragazza ucraina che poi mi ha seminato. In questa chiacchierata anche lei mi ha avvisato: “dal chilometro 30 non pensare più al fatto che stai correndo, bisogna focalizzarsi su qualcosa che ti piace. Pensa ad una vacanza! Io penso alla cioccolata per esempio. Ricordati, da lì in poi ogni chilometro vale doppio. Per fare un chilometro dovrai metterci esattamente la stessa energia che ci metti ora per farne due”.

Dentro di me continuavo a pensare: “Sento tutti intorno a me con il fiatone, sento piedi trascinati per terra, io sono ancora fresco! Cosa potrà mai capitare di tanto stravolgente dal chilometro 30?”


Ecco che…

Non so se me la sono tirata con il mio pensiero spavaldo di poco sopra, ma al chilometro 26 il mio passo viene pesantemente ritardato da una pausa obbligatoria alla prima ambulanza.

Da qualche chilometro avevo cercato di ignorare un bruciore costante ai capezzoli, ma qui era diventato insostenibile. Ho corso ancora un po’ tenendo la maglietta staccata dalla pelle con le mani. Questo evitava che la frizione del tessuto sulla mia pelle potesse aggravare la situazione. Ma ormai anche senza sfregamento, anche solo l’aria o le gocce di sudore mi bruciavano la pelle come se fossi stato colpito da un lapillo appena espulso dall’Etna. Spiego il problema al medico e sollevo la maglietta. Tra peluria e sudore era impossibile mettere un cerotto a protezione, così mi passa del cotone per cercare di asciugare la zona intorno al capezzolo. Quando solleva il cotone che aveva usato per tamponare vedo la sua faccia stupita… guardo il cotone… era intriso di sangue. Lo guardo negli occhi e dico “It’s ok!”. Aiuto medico e infermiere a posizionare i cerotti e riprendo la corsa.

Nulla da fare… dopo un chilometro i cerotti erano già staccati. L’unica soluzione drastica, per poter resistere per altri 16 chilometri, è stata togliere la canottiera. Fortunatamente, qui in Vietnam, correre a petto nudo non porta alla squalifica dalla gara. Ho semplicemente dovuto aver cura che il pettorale fosse sempre ben visibile.

La mia corsa continua. Erano finite le sofferenze?


Il Muro della Maratona

Tutti quanti mi avevano sottolineato fin dall’inizio di restare molto conservativo fino ai chilometri 30 e 32. Da li in poi sarebbe stata tutta una questione mentale. Li inizia la vera maratona. Io ovviamente non li ho ascoltati perché mi piace sperimentare e mettermi alla prova. Non capivo problema, non lo sentivo, non lo vedevo. Era invisibile questo famoso muro?

Che cos’è il muro della maratona?

Il muro della maratona è un fenomeno sperimentato da molti corridori intorno al 30°-35° chilometro di gara. Si identifica con un improvviso crollo di energie, la stanchezza diventa insostenibile, il corpo e la mente iniziano a crollare. Ci sono anche delle spiegazioni scientifiche a questo evento. Il corpo inizia a consumare i grassi per generare energia, ma questo processo è molto più lento e meno efficiente. In genere qui il glicogeno presente nei muscoli e nel fegato viene esaurito, il corpo diventa quindi più lento a generare le energie necessarie ad attivare i muscoli.

Per me è stato leggermente diverso. Grazie alla puntigliosa organizzazione dell’evento sono arrivato al chilometro 31 senza difficoltà. Ero idratato, non ho mai avuto crampi, non mi sono mai sentito stanco e grazie alla partenza alle 3 di mattina, la temperatura era ancora più che accettabile. Non ho mai avuto nessun crollo di energie o mentale.

Lo so, non c’era nulla da ridere l’ultimo ponte era arrivato. Ho provato diverse volte a spingere di nuovo per riprendere la corsa ma questa immagine rappresenta bene il momento. Ero KO…

Che cosa mi è capitato?

L’analisi della gara da Strava fa vedere che ho superato il muro al chilometro 31, mi iniziavo a chiedere se esistesse davvero o se fossi una specie di super eroe. Continuavo a non vederlo… ma al chilometro 32 è arrivato. È stato come se avessi superato il muro senza vederlo ma ad un tratto era li! Non l’ho visto ma l’ho sentito cadere sulla mia schiena. Ho sentito i colpi di ogni suo mattone mentre mi crollava sulla schiena. Probabilmente la mia spavalderia, sfoggiata lungo tutto il percorso, è servita da legante per irrobustire il muro e appesantire il colpo sul mio fisico.

Perché ho rallentato drasticamente il mio passo? Non ero stanco, non mi mancava la motivazione, ho fatto mente locale a tutti i pensieri felici che potessi avere, dalla bici agli amici, dai cibi alla figa, ma nulla… Ho avuto un crollo fisico. Dolori alle anche, un tendine della gamba sinistra ha iniziato ad infiammarsi. Il dolore partiva da metà della tibia e arrivava fino al dorso del piede. Erano dolori costanti che non si attenuavano in nessun modo. Mi sono fermato a fare stretching, ho provato a rallentare e riprendere, ma ogni tentativo aggravava solo la situazione.

Il dolore fisico era forte ma ho provato lo stesso a riprendere la corsa più volte. Quando acceleravo il passo mi sembrava di non avere più i piedi. Ogni colpo sull’asfalto era come una martellata diretta su tibia e perone. Era come se i piedi non ci fossero più e non stessero più ammortizzando i colpi che ricevevo sulle mie ossa ad ogni passo. Qualsiasi ritmo tenessi il solo movimento altalenante delle mie gambe intorno alle anche mi causava dolore. Era come se i muscoli sull’inguine, le articolazioni e i tendini della gamba potessero cedere da un momento all’altro.

Dovevo mollare? Forse si. Era in corso un processo infiammatorio molto forte. Nonostante gli antinfiammatori e i massaggi, il dolore ai tendini e la gamba gonfia mi hanno accompagnato per 5 giorni dopo la gara. Ho deciso di non mollare lo stesso e mi sono trascinato fino al traguardo camminando in queste condizioni. A volte camminavo ad occhi chiusi per non vedere l’asfalto scorrere sotto di me e cercare di isolare i miei pensieri dal dolore.


Il traguardo

Ci ho messo 2 ore e 30 minuti a fare quegli ultimi 10 chilometri, guardano il mio GPS i chilometri non aumentavano, a volte guardavo più volte il display e la distanza da me coperta tra una sbirciata e l’altra non aumentava neanche di 100 metri. Iniziavo a pensare che sarei collassato per strada.

Un passo alla volta arrivo comunque a quello che il mio GPS indica come chilometro 41. Provo ad abbozzare una corsa… nulla… non posso. Sto davvero per strappare tutto, ma ci sono quasi! Vedere quel numero sul display mi stava ricaricando. Finché una ragazza dell’organizzazione mi urla: “Forza!! Ancora 2 chilometri e ci sei!”. Mi fermo, la guardo sorridendo e le dico: “il mio GPS dice 1 chilometro… dimmi che hai sparato un numero a caso per piacere”. Non ho ricevuto risposta ma quell’ultimo pezzo è stato davvero eterno.

Sul traguardo molti dell’organizzazione mi hanno applaudito e spronato a correre le ultime decine di metri. Ci ho provato, ho corso, ho ignorato i dolori, ho stretto le mani alle persone dell’organizzazione che mi aspettavano esultando sulla linea del traguardo e poi…

Non avrei mai immaginato che, tagliando il traguardo, mi sarebbe salito un blocco in gola, non avrei mai immaginato che i miei occhi avrebbero potuto gonfiarsi. Ma è successo, ho pianto… Me ne vergognavo e ho cercato subito di nascondere la mia emozione. Ho camminato tanto, sono stato lento, ero distrutto nella mia testa non avevo fatto nulla di eccezionale secondo me. Sono tutt’ora stupito di come chiudere la mia prima maratona, nonostante sia andata male, sia comunque stata un’emozione così forte che alla fine mi ha sopraffatto.

Grazie alla città di Da Nang
e a tutta l’organizzazione della
Da Nang International Marathon
per avermi regalato questo bel ricordo!